PUNTI DI INTERESSE

Chiesetta di S. Stefano a Bienate

Fuori dal centro abitato di Bienate, frazione di Magnago, sorge questa piccola chiesa campestre dedicata al primo martire e diacono Santo Stefano, risalente a prima della fine del XIII secolo.

Nonostante la sua lunga storia, ha mantenuto la sua struttura originaria grazie a interventi di restauro poco invasivi.

Durante gli anni della cosiddetta Peste di San Carlo che colpì il milanese fra il 1576 e il 1577 e che decimò la popolazione, la chiesetta, complice la sua ubicazione appartata rispetto all’abitato, fu adibita a lazzaretto in cui venivano riuniti gli appestati della zona.

Fra la fine del XVI e i primi decenni del XVII, grazie alla nobildonna Gerolama della Croce, vedova Sansoni, che la fece restaurare a sue spese, la chiesetta di Santo Stefano visse un periodo di rinnovato splendore.

La chiesa conserva inoltre le antiche pitture absidali: quella centrale, risalente al XVI secolo, rappresenta il Crocefisso, tra la Madonna e San Giovanni Evangelista, mentre sulla destra è presente un frammento dell’affresco più antico, databile al XIV secolo, con il martirio di Santo Stefano.

Ulteriore approfondimento a cura dell’associazione “Il gelso di Santo Stefano”

Cruséta di Dairago

In Via Crocifisso a Dairago, si può osservare la Cruséta, una crocetta posta su un albero che identifica il rione e dietro la quale si trova anche un cippo indicatore in granito con le indicazioni per Bienate e Castano, risalente al ‘700. La Cruséta è la testimonianza di un antico e profondo rapporto esistente fra le comunità contadine e il proprio territorio.

Fin dalla protostoria il paesaggio e gli elementi naturali sono stati oggetto di sacralizzazione e di culti e in particolare agli alberi sono sempre stati attribuiti significati simbolici, che si sono mantenuti anche con l’avvento del cristianesimo. Gli alberi, che affondano le radici nel terreno, si ergono attraverso il tronco protendendosi verso il cielo, erano considerati degli intermediari nel rapporto con il divino ed è per questo che proprio in corrispondenza degli alberi sacri furono spesso erette chiese nei centri abitati. Nelle zone rurali, tuttavia, soprattutto ai crocevia e lungo i sentieri, spesso si preferì integrare il nuovo culto collocando croci o edicole sull’albero stesso, evitando di abbatterlo.

Fossato del Panperduto

Il Fossato del Panperduto risale all’anno 1152 ed è ciò che di più antico esiste ad Arconate. Il Fossato ha inizio a Tornavento, presso il Ponte sul Ticino, e prosegue verso Castano Primo e Buscate per giungere infine Arconate, dove termina nelle campagne al confine con Busto Garolfo. Oggi sono pochi i tratti ancora visibili dei 13 km originari e proprio ad Arconate se ne trovano due: il primo a ovest, al confine con Buscate, il secondo a est, in fondo alla via che da esso prende il nome.

Non è chiara quale fosse la sua funzione, se irrigua, di trasporto o difensiva, come sono ancora molti i dubbi in merito alla sua origine e datazione, tuttavia il Fossato del Panperduto ci ricorda dell’azione trasfomativa dell’uomo, da sempre in grado di plasmare il territorio per soddisfare le proprie necessità, sebbene questa rappresenti forse un’occasione mancata, un pane mancato appunto rispetto ai benefici attesi derivanti da quest’opera.

Santuario S. Maria Nascente
ad Arconate

Originariamente la piccola chiesa era conosciuta come Oratorio di Santa Maria delle Grazie e solo intorno al 1970 è stata dichiarata Santuario e intitolata a Mariae Nascenti. Fu fatta costruire nel 1616 su committenza di don Horatio Villa al posto di una cappellina preesistente di epoca medioevale, la cui muratura affrescata fu conservata e oggi si trova sopra l’altare della chiesa “La Madonna del Latte”.

La chiesa ha impianto a navata unica conclusa da coro poligonale e sono le diverse coperture e i piani pavimentali a sottolineare le diverse funzioni degli spazi interni.

Le campate destinate ai fedeli sono coperte da volte a crociera, la campata presbiterale è rialzata di un gradino rispetto alla navata e coperta da cupola sferica, mentre l’altare preconciliare, che separa lo spazio presbiteriale dal coro vero e proprio, è sotto una volta a botte.

La chiesa, che dall’esterno ha un aspetto molto semplice, custodisce al suo interno diversi dipinti, come quello rappresentante la Sacra Famiglia datato 1749 e posizionato alle spalle dell’altare o il quadro ad olio dell’800 raffigurante una Madonna con bambino o ancora quello del 500 che illustra la Sacra Famiglia.

È poi presente una statua lignea dipinta risalente al 700, la così detta Madonna Bruna o Madonna del Rosario, posta dietro l’altare, e, sopra la porta d’ingresso, l’organo acquistato dalla chiesa di Santo Stefano della pieve di Gallarate, risalente al 600, e facente parte degli antichi organi del milanese.

Cappella Arconati
ad Arconate

Costruita intorno alla metà del 1800 per volere del Marchese Giuseppe Arconati, su progetto dell’architetto Emilio Alemagna, la Cappella è in stile “Bisantina architettura” e presenta una struttura in marmo policromo, con un pregevole mosaico in oro sulla facciata anteriore. All’esterno è visibile anche lo stemma della famiglia Arconati: 5 punti d’oro e 4 d’azzurro.

All’interno della Cappella ci sono delle lapidi commemorative che ricordano gli ultimi discendenti e particolarmente meritevole di attenzione è quella scritta dall’amico di famiglia Alessandro Manzoni per la marchesa Costanza. Originariamente sopra l’altare in marmo di Carrara erano situati i busti di marmo di Costanza Trotti, Giuseppe e Giammartino Arconati scolpiti e firmati da Enrico Braga, ma attualmente ricollocati presso Palazzo Taverna, sede del Municipio. Anche la pala d’altare del 1536 raffigurante la Madonna con bambino di autore ignoto ma attribuita alla scuola di Bernardino Luini, si trova oggi presso la sede del Municipio.

Sotto il pavimento della Cappella è presene una profonda cripta dove sono disposti tre sarcofaghi in muratura, coperti da lastre di beola, dove si trovano le spoglie del marchese Giuseppe, la marchesa Costanza e il figlio Giammartino.